L’elogio della lentezza

L'inizio di un nuovo mondo - Settembre 2015
L’inizio di un nuovo mondo – Settembre 2015

È difficile spiegare com’è la vita a Trubschachen, perché forse non me ne rendo bene conto nemmeno io.

Ci troviamo a nord della Svizzera, tra baite, pascoli di mucche, prati di un verde che nemmeno la modalità Chrome dell’I-Phone riesce a renderne il giusto merito, sguardi all’apparenza austeri, ordine e regolarità.

Ottimo, ora usciamo dal paese superando la famosa biscotteria Kambly e saliamo per circa due chilometri su di una strada solo in parte asfaltata, arrivando così finalmente nel “mondo” di Hellweidli.

Siamo nel cuore della valle dell’Emmental, nel bel mezzo della foresta, dove il silenzio si veste dello scorrere lento di qualche ruscello, il belare scorbutico delle pecore e il verso di un rapace in cerca di nuove prede.

Hellweidli è una comunità di famiglie che grazie allo Stato è riuscita ad acquistare qui le loro semplici case, con l’obiettivo di coltivare su di un terreno difficile e per lo più infruttifero, di fare dell’accoglienza e della semplicità il loro punto di forza.

Qui infatti non solo si coltiva, non ci sono solo camere a disposizione, c’è un’idea di base, di vivere con semplicità, lontano dalla frenesia, autoproducendo il più possibile e valorizzando le forze al loro interno. È presente infatti una scuola, con educatori e insegnanti per i bambini della comunità e di tutta la vallata che non possono permettersi gli alti costi pubblici.

Inoltre, questa comunità accoglie giovani, spesso giovanissimi, con problemi familiari o psicologici, qui vengono impiegati nel lavoro, possono studiare, il tutto in un ambiente sereno.

Io sono il primo italiano ad aver varcato questa soglia, sono osservato con curiosità, mi sono convinto che l’Italia sia vista con un pó di ironia per come ci rappresenta il mondo,  casinisti e faciloni, ma in ogni cucina tutto parla di noi, apprezzano tantissimo il nostro Paese e il nostro know-how, il nostro limite forse è l’aver creato delle barriere, prima di tutto linguistiche.

Io lavoro per Tobias, che insieme a Olga e la piccola Veronica rappresentano una famiglia eccezionale.

Tobias ha 35 anni, è originario di qua, ma dai 24 ai 29, dopo aver messo da parte circa diecimila euro è partito in giro per il mondo, lavorando in cambio di ospitalità come sto facendo io, muovendosi spesso in autostop, girando tutti i continenti e collezionando una miriade di esperienze che spesso rimango incantato nell’ascoltare. Lui è uno svizzero “anomalo”, perché il suo motto è “take it easy”, odia dei connazionali proprio il fatto di essere maniaci della programmazione. Ha scelto una vita essenziale, molti la definirebbero povera, dove non esiste ossessione per il tempo che scorre, solo il godersi le situazioni, avere cura degli altri e farsi meravigliare dagli incontri e dal quotidiano.

Olga è nata in Russia, ma dall’età di 9 anni si è trasferita in Germania con la famiglia. Ha conosciuto Tobias mentre lavorava per un’altra famiglia della comunità. Mi fa ridere perché quando è pronto da mangiare si affaccia alla finestra e dice: ” Matteiooo mangiare!”..si impegna tanto a parlare in italiano, con discutibili risultati!. Con orgoglio le ho insegnato a fare il caffè all’italiana con la moka, senza dover pressare ogni volta la soluzione appena macinata. Qualche giorno fa è stato il suo compleanno, è partita da sola per due giorni per visitare la città di Losanna dormendo in un ostello…tutta un’altra cultura!!!.

Poi c’è Veronica, 4 anni, una forza della natura, un sorriso e una gioia di vivere che ti lasciano senza fiato. È bello vedere come ogni cosa della natura circostante sia per lei un gioco, come aiuti il suo “pappa” con un carrellino a scaricare la legna o insieme alla “mama” tagli le susine per la torta. Ogni tanto quando mi vede intona con impegno il jingle: “oh oh ooooh Matiaaaaaa”, facendomi divertire un sacco, o richiama la mia attenzione con una trombetta.

Loro hanno scelto di vivere lentamente, facendo scelte a dir poco radicali: i fornelli e il riscaldamento a legna, autoprodurre il più possibile, sperimentare cose nuove a impatto zero, come una sauna esterna alimentata a legna, una cosa fantastica.

E poi c’è la componente educativa, al momento ospitano due minori con gravi problemi familiari, si occupano di loro e della loro educazione.

L’altro giorno stavo sistemando dopo pranzo e ho notato che uno di loro, David, mi guardava come se volesse dirmi qualcosa.A un certo punto si avvicina e mi fa:” Io stato Piemonte per three mese, Castelluccio, mangiato tanto cinghiale!!”. Io sono scoppiato in una fragorosa risata! Abbiamo iniziato a parlare, in un mix tra italiano e inglese improvvisato: ho scoperto che in Italia non è stato in vacanza ma ospite di un’altra comunità, ha 14 anni, due occhi azzurri profondi, una situazione familiare complicata e tanta voglia di essere felice.

Lavoro solo la mattina, faccio quello di cui c’è bisogno giornalmente, sicuramente faccio meno fatica rispetto a Venthône, ma quello che mi affascina qui sono le relazioni, il significato della condivisione.

Un pomeriggio sono stato invitato a giocare a calcio in paese, mi è sembrato di tornare indietro di vent’anni sul sabbioso campo della parrocchia di S.Rita: squadre mal assortite, i portieri indossavano guanti da giardinaggio bucati, pallone rattoppato, il fischio finale lo ha decretato il giorno quando ha deciso di andarsene lasciando spazio al tramonto.

Due sere fa invece ho condiviso una piacevole serata con alcuni di loro, sfidandoci a freccette con delle regole strane importate da Tobias dal Sud America e ad un gioco in scatola chiamato Dog, proveniente dal Canada.

Partita a Dog - Settembre 2015
Partita a Dog – Settembre 2015

La vita qua scorre lenta e io, come un turista giapponese armato di macchina fotografica, memorizzo immagini..

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Un pensiero riguardo “L’elogio della lentezza

  1. E non solo immagini … mi sa. E’ una bella esperienza di vita. Ad avere qualche decennio in meno sulle spalle e se non fossi vincolata a un lavoro a tempo indeterminato che mi dà da vivere discretamente, farei come te. Zaino in spalla. Il mondo è bello da viaggiare. Il mio compagno per qualche anno ha fatto un’esperienza in qualche modo paragonabile alla tua e, nel raccontarmela, mi ha incantato fino a decidere di unire la mia strada alla sua … ti tengo d’occhio, dovunque tu sia!

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