Frena che devo andare a Basel!

Sposta-menti - Settembre 2015
Sposta-menti – Settembre 2015

Vi avevo già parlato di quale fosse lo sport nazionale in Svizzera, ovvero l’hockey su ghiaccio.Ma ne esiste anche un altro, molto diffuso, che in inglese viene chiamato hitch-hiking o più comunemente nel Belpaese, autostop.

Proprio così, e dire che quando pensi alla Svizzera ti vengono subito in mente le parole “rigore”, “rispetto delle regole”, perché no “freddezza” e invece finisce per essere tanto in uso una pratica non legale, forse anche dovuta al fatto che i costi dei trasporti pubblici sono alle stelle.

Ne sentii già parlare a Venthone, e siccome le situazioni nuove mi solleticano sempre l’appetito decisi di provare: rettilineo, pollice destro ben in evidenza, sguardo deciso accompagnato da timido sorriso.

Quella del globetrotter non è una scelta che parte dal non voler spendere soldi, si è vero tiene sicuramente conto anche di questo, ma prima di tutto c’è l’esperienza, il mettersi in gioco, sentire l’adrenalina della novità, andare incontro all’imprevisto con la consapevolezza di poter fare conoscenze e incontri unici.

Passano dieci minuti e una macchina si ferma: una coppia di ragazzi stava andando proprio nel paese dove lavoravo e mi ha concesso gentilmente uno “strappo”. E dire che ero appena stato alla fiera del vino di paese e avevo con me, ben in vista, pure un calice in vetro, quando l’apparenza non conta!.

Capitó poi che, insieme a Chiara, ricevemmo il passaggio da parte di un signore che, in procinto di andare a giocare  a golf, ci ha raccontato di quando in gioventù aveva girato mezza Europa in autostop.

Pochi giorni fa, conclusasi la mia avventura anche nel cantone tedesco, avevo necessità di raggiungere Basilea, dove il giorno seguente sarei partito alla volta di Bruxelles.

Al motto di “non c’è due senza tre” secondo voi in che modo ho organizzato lo spostamento?? Abbracciati Tobias, Olga e la piccola Veronica mi sono diretto sul ciglio della strada cercando “l’impresa” di percorrere oltre 150 km in autostop. Era l’una del pomeriggio, faceva caldo e di macchine ne passavano, ma dopo mezz’ora ancora nulla.

A un certo punto vedo dall’altra parte della strada una signora, abbondantemente oltre la settantina, sventolare dei soldi e pronunciare qualcosa in tedesco. Io le faccio capire che non volevo soldi, che parlavo italiano e volevo andare a Basilea. Al che mi sento replicare: “Allora provare a rispondere italiano..in queste cose ci vuole fortuna”, proprio mentre arriva il bus che stava aspettando in direzione opposta alla mia.

Il tempo passa, forse ormai 45 minuti, solo un ragazzo si è fermato ma la sua meta non corrispondeva alla mia. Ecco allora che mi vedo sbucare di nuovo, tutta trafelata, la signora di prima che esordisce dicendo: “Mi ero scordata, con abbonamento treno io avere biglietto gratis per altra persona se lei viaggiare con me”.

Io, in una commistione di incredulità e meraviglia le dico:” E quindi?”. “E quindi vieni che andiamo a Basilea!”. Non ci potevo credere, avevo appena ricevuto un gesto di una gratuità e gentilezza a dir poco disarmante.

Il viaggio durerà poco più di due ore, con due treni cambiati e tante chiacchiere profuse. Lei si chiama Rüth, si definisce matta, ha due figli adulti di cui uno in America e ben sei nipoti. Ha lavorato per oltre vent’anni in una casa di riposo a Berna premurandosi di dirmi che quando si fa un lavoro che si ama la fatica e i sacrifici di colpo scompaiono (avevo gli occhi a forma di cuore).

Tutti quanti abbiamo un angelo
Tutti quanti abbiamo un angelo

Durante il viaggio mi sono chiesto più volte come fosse possibile che una donna anziana accompagnasse uno sconosciuto dall’altra parte del paese solo per il piacere di essere utile. Poi la guardavo e vedevo due occhi azzurri semplici, che vedono nel dare incondizionatamente una strada per la felicità. Abbiamo chiacchierato tanto io e Rüth, delle nostre vite, della bellezza delle nostre terre..,sono scoppiato a ridere quando esordì dicendo: “Cosa credi, anche qui c’è la mafia!”.

Non avevo molto da offrire, così decisi di donarle la marmellata che a loro volta Jacqueline e Daniél mi avevano regalato come ringraziamento per il lavoro svolto.Arrivati a Basilea, la ringrazio e le dó un bacio sulla guancia.Lei sorridente e quasi stupita per i ringraziamenti ricevuti mi saluta e si dirige a prendere il primo treno che l’avrebbe riportata a casa.

“Non è tanto quello che facciamo, ma quanto amore mettiamo nel farlo. Non è tanto quello che diamo, ma quando amore mettiamo nel dare”. (Madre Teresa di Calcutta).

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