Tutte le emozioni hanno voce?

Pescatore quasi solitario - Etiopia 2009
Pescatore quasi solitario – Etiopia 2009

A volte ho l’impressione di non trasmettere emozioni, vi è mai capitato?
O meglio, lasciare che la mente col suo fare metodico e razionale appiani tutto, renda normale quello che per te potrebbe essere straordinario, imputi dubbi dove in verità sono nascoste nitide certezze.
Mi trovo a fare una cosa speciale: viaggiare per alcuni mesi, lavorando in case, fattorie e ostelli, ritrovandomi a passare il tempo libero con persone provenienti da ogni parte del mondo (alcune con storie incredibili), visitando città, scoprendo curiosità, mettendomi alla prova ogni giorno e allargando prepotentemente ogni punto di vista.
In questo “mood “ al momento trovo pace perché ho scoperto una parte di me che non conoscevo o forse non volevo vedere, sono si ancora in una dimensione che in un certo senso si potrebbe definire vacanziera, ma gli occhi sono quelli di un instancabile curioso, le gambe di chi sa che la salita è appena iniziata.

Allora perché non esterno tutta questa gioia? Perché mi limito a poco più di un “tutto bene”?

Ammiro chi racconta con enfasi e gioia, chi si fa cronista entusiasta della quotidianità, chi trova nelle piccole novità un valore infinitesimale al punto tale da volerlo esternare a gran voce.
La mia è ammirazione con una percentuale piuttosto consistente di invidia, perché le persone così hanno occhi grandi e ben visibili, gli occhi del cuore.

E’ vero, un piccolo merito me lo riconosco e lo condivido: ho iniziato a combattere una mia grande barriera. Aprendo questo blog e condividendo i miei pensieri ho inferto un duro colpo (probabilmente sotto la cinta anche se vietato dal regolamento) alla paura di essere giudicato, un grande mostro che sin da piccolo era nascosto in qualche meandro dell’armadio.

Per ora porto a casa questi punti, ho vinto un set ma non la partita.
A Bruxelles piove, il cielo è terso, condivido la stanza con tre persone fino a pochi giorni fa sconosciute in una mansarda dove qualunque ispettore Asl sverrebbe al primo sguardo, e in questo turbinio domestico “va tutto – instancabilmente – bene”.

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