L’insostenibile pesantezza dell’essere

Convinci-menti
Convinci-menti – Trubschachen 2015

Non importa in quali panni ti trovi, come sia il tuo corpo, il tuo aspetto fisico, se hai successo nel lavoro o se a casa al tuo rientro hai una famiglia ad aspettarti.

Tutti, a mio avviso, prima o poi facciamo i conti con il nostro IO, un’entità, se si può definire tale, che rappresenta ció che siamo veramente, al di là delle scelte che facciamo, dei partiti che votiamo e dell’immagine che faticosamente costruiamo.

Non è scontato che esso riesca a venire fuori, spesso è scomodo, ci vergogniamo di lui e a strattoni lo rimandiamo dentro. C’è chi passa una vita senza ascoltarlo, percorrendo la strada del “È giusto così”.

Peró sono straconvinto che ci sia almeno una maledettissima volta, nella nostra intimità, nella quale quell’IO verrà fuori e ci chiederà spiegazioni sul perché lo lasciamo soggiogato nei meandri della nostra coscienza.

Ho vissuto per quindici giorni a Bruxelles ospite di Nadia, una “signora” di quarantadue anni belga ma di lontane origini ucraine, per la quale insieme ad una coppia di neozelandesi lavoravo ogni mattina nel suo giardino e orto in cambio di vitto e alloggio.

Nadia è una persona solare che ama ridere e scherzare, lingua madre francese ma con una spiccata conoscenza dell’inglese.

Ha un figlio di quattordici anni di nome Bernard, dolce e sorridente, che vive con lei solo nei week-end poiché il resto della settimana lo passa a casa dei migliori amici della madre.

È molto grassa Nadia, supererà probabilmente i centocinquanta chili, ma sfoggia la sua massa con naturalezza, non si sottrae alle faccende di casa e ai lavori più duri.

C’è qualcosa però nel suo volto che non mi convince, quella serenità mi sembra solo apparente.

Non le ho mai chiesto se avesse avuto un marito o da quale relazione fosse nato Bernard. So solo che il suo ultimo lavoro, due anni fa, consisteva nell’accompagnare in bicicletta i bambini a scuola facendo da capofila e premurandosi che non corressero rischi lungo la strada.

Nadia ha spesso un atteggiamento a dir poco maniacale: finita la cena apparecchia già la tavola per la colazione seguente attribuendo a ciascuno un colore preciso di tovaglietta, sa cosa vuole, come lo vuole e odia quando le cose non vengono fatte come se le immaginava, riuscendo però sempre a trovare il modo e la maniera di stemperare con una battuta.

Passa gran parte dei pomeriggi e delle serate stesa sul divano guardando serie televisive, incitando i protagonisti o ridendo a più non posso.

La presenza di Bernard spesso la innervosisce: ama infinitamente quel ragazzino, lo fa trasparire di continuo, ma quel  suo “vizio” di dover controllare tutto con fare maniacale finisce per esasperarla, in fin dei conti lui ha pur sempre quattordici anni.

Nadia si sente sola: ogni lunedì invita una signora conosciuta tempo fa per fare delle chiacchiere e avere un supporto nelle faccende di casa. Tutti i primi mercoledì del mese partecipa ad un mercatino dell’usato dove trova sempre qualcosa di interessante per lei. Si sta battendo con altri abitanti del quartiere per evitare che venga costruito un nuovo carcere nelle vicinanze. Ospita da due anni viaggiatori che la aiutano in giardino e spesso guardano insieme a lei qualche serie tv.

Quella strana leggerezza nel relazionarsi è solo apparenza, a mio avviso c’è qualcosa che il suo IO non riesce ad esprimere e che non la fa stare bene.

Un giorno ci ha raccontato che Bernard vive per gran parte della settimana via perché due anni fa è stata ricoverata sull’orlo di una crisi di nervi. Da quando adottano questo rimedio, ammette lei, le sue condizioni di salute sono visibilmente migliorate.

Dal prossimo settembre Bernard tornerà “a tempo pieno” a casa con la mamma, per continuare a vivere com’è giusto che sia la propria adolescenza.

Non voglio tirare conclusioni, ciascuno si sarà fatto le proprie, alcuni invece avranno iniziato ad interrogare il proprio IO.


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