L’onda

Sapore di Sale - Giordania 2012
Sapore di Sale – Giordania 2012

C’era un surfista che voleva andare per mare, perché sentiva che là risiedeva la sua felicità.

Sin da bambino guardava nella piccola capanna di paglia sulla spiaggia i grandi che si destreggiavano in mirabolanti acrobazie, e cercava di immaginare cosa stessero provando in quel momento, quando l’onda si fa prendere per la sua grande criniera e ti accompagna sprezzante noncurante della stravaganza della cosa.

Il surfista adesso è pronto a provare, ricorda le raccomandazioni della madre quando, dopo i giochi scalmanati in acqua, con premura e fiducia le dava una pesca appena lavata, passandogli la mano tra i capelli bagnati e un rassicurante telo per asciugarlo.

Prende la tavola regalata dalle zie, la posa con attenzione sull’acqua alta ben sopra al ginocchio e con le braccia inizia a nuotare in sincronia verso il largo.

E’ una giornata ventilata, di quelle dove la sabbia compie voli pindarici e inaspettati, ma il ragazzo sa’ che il suo momento è arrivato, la sua energia è pronta a danzare insieme a quella scatenata dalla natura.

Ecco dritta dinnanzi a lui ergersi una grande onda, che al suo cospetto pare raffigurarsi come una grande montagna innevata.

Il surfista trema, ma negli occhi ha la convinzione che risiede lì, in quel momento, la sua strada, tanto da decidere di avanzare.
“Aspetta, un attimo ancora, ancora..e druuuum”, eccolo in piedi sulla sua tavola, sguardo vigile e concentrato, mentre domina dalla cima dell’onda questo così bizzarro fenomeno naturale.

E’ da lassù che il ragazzo rimembra per un attimo il volto degli amici che sorridevano con ironia ogniqualvolta egli raccontava loro dei propri sogni da surfista, è da lassù che non sente la mancanza di nulla perché cosciente di dedicarsi un tempo unico, che lo sta aiutando a conoscersi come atleta e come uomo.

E’ giunto il momento di tentare una virata che gli consenta di “tagliare” l’onda e concludere così la sua prima traversata verso riva.
Braccia larghe, gambe piegate in modo da consentire al bacino di essere più mobile, un colpo d’anca secco per cambiare direzione e “Spataplash”, la parte centrale dell’onda, solitamente quella più sicura e affidabile, si gonfia improvvisamente provocando un vero e proprio schiaffo che fa cadere il surfista rovinosamente in acqua.

Gli amici a riva di colpo restano attoniti, muovendosi nervosamente a destra e sinistra cercando di scorgere tra le onde l’amico colpito.

Dopo qualche secondo eccolo lì, il nostro surfista, alzarsi in piedi un pò frastornato per lo schiaffo ricevuto, ma con lo sguardo profondo e fiero di chi sà che è proprio lì che vorrà stare d’ora in poi, tra le amate e imprevedibili onde.

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