Consonno: la lunga storia di un abbandono

Quella che vi sto per raccontare è una di quelle storie che potrebbero iniziare con il più classico dei C’era una volta…un piccolo paese arroccato nel cuore di quella che oggi chiamano tutti Brianza, a pochi chilometri dalla vicina Lecco.
Questo paesino aveva il nome di Consonno, un facile gioco di parole che subito ti lascerebbe immaginare una realtà sorniona, adagiata in una valle che si affaccia prepotentemente sulla catena prealpina.

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Quella piccola comunità, che ha avuto nei primi del Novecento in trecento abitanti la sua massima espressione, era invece un centro laborioso, dedito prevalentemente alla raccolta di castagne e sedano, prodotti questi che garantivano a tutti una semplice sussistenza economica.
Era il 1962, alla radio impazzava “Pinne Fucile ed Occhiali”,  quando l’estate dei consonnesi venne presto scossa dall’arrivo in paese del Conte Mario Bagno che per poco più di ventidue milioni di lire comprò l’intera cittadina.
La prima cosa che mi sono chiesto è stata: Ma com’è possibile comprare un intero paese?.

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La verità è che quelle poche cascine, strette attorno ad una piccola chiesa e a un cimitero poco distante appartenevano solamente a due famiglie, che affittavano le proprietà agli abitanti.
Di fronte all’offerta presentata da colui che fu rinominato il “Conte Amen”, appellativo propiziatorio per chi di lì a poco avrebbe stravolto il destino di quelle persone, i proprietari decisero di non rifiutare.
Il passaggio dei carretti, il pascolo del bestiame e il vociare allegro dei bambini venne interrotto così dall’avanzare delle ruspe, che distrussero tutte le abitazioni (con ancora all’interno molti effetti personali dei residenti), fatte salve solo la chiesa con canonica e il cimitero.

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Per molti quelli erano anni di forte crescita economica, “il progresso va assecondato senza compromessi” dicevano, così da ridurre decine di famiglie a trasferirsi in baracche per poi gradualmente cercare una sistemazione altrove.
In pochi anni il “Grande Ufficiale Mario Bagno, Conte di Valle dell’Olmo” (per chi crede che la lunghezza conti ancora qualcosa), riuscì a far sorgere la tanto sognata Città dei Balocchi.
Una galleria di negozi con richiami allo stile arabesco con un minareto che ne sovrastava la costruzione, pagode cinesi, fontane a tre piani, sale da ballo fino ad arrivare al prestigioso Hotel Plaza, caratterizzavano la “Las Vegas della Brianza”.

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La passione per questo progetto (qualcuno preferirà forse chiamarlo ego) portò alla distruzione della collina posta davanti (avete capito bene) in modo da poter far sorgere campi da tennis, da basket e facilitare la visuale sulla vallata.
Questo progetto a dir poco faraonico durò solo per qualche anno richiamando l’attenzione mediatica ma soprattutto di ricchi e curiosi.

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Un giorno però, come in tutte le storie che si rispettino, successe qualcosa di imprevisto.
Fu la natura, probabilmente stanca della spregiudicatezza umana, a presentare un conto molto salato.
Nel 1976 infatti una frana provocò il distaccamento di parte di una collina che interruppe in modo irreversibile le vie di collegamento con la prestigiosa città dei balocchi, ben presto ribattezzata “La città fantasma”.
Dopo un vano tentativo di rilancio, il Conte Bagno decise infatti di rinunciare al progetto lasciando al suo triste destino l’ormai irriconoscibile paese.
Da quel giorno Consonno riversa in condizioni di totale abbandono. Come se non bastasse, negli anni Novanta un rave party abusivo devastò ulteriormente quegli edifici ormai da tempo dimenticati.
I graffiti presenti ovunque ridanno seppur involontariamente un po’ di interesse a quei muri ormai danneggiati dal tempo e dall’incuria.

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Cercare di riqualificare quei posti sembra al momento un’impresa impossibile.
La proprietà di quelle terre appartiene infatti agli eredi del Conte che valutano offerte non inferiori a dodici milioni di euro. Una cifra proibitiva se si pensa che la quasi totalità della superficie edificata andrebbe totalmente demolita.
Questa è una favola triste, fatta di persone allontanate, tradizioni dimenticate ed effimere illusioni.
Sono però emersi piccolissimi risvolti positivi che voglio sottolineare.
Il primo è l’operato degli “Amici di Consonno”, un gruppo di ex abitanti e sostenitori che periodicamente ridanno vita al paese organizzando iniziative e tour guidati.
Credo non ci sia modo migliore di restituire dignità ad un territorio ferito ed usurpato della propria identità che raccontare, diffondere e informare.

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Personalmente sono venuto a conoscenza di questa realtà attraverso un’altra associazione chiamata “I Luoghi dell’abbandono”.
Devis, il presidente, è un simpatico quarantenne dall’inconfondibile accento veneto che da qualche anno ha deciso di dedicare la propria passione per la fotografia nella riscoperta di siti, prevalentemente in Italia, lasciati abbandonati e incustoditi.
Armato dell’immancabile macchina fotografica coinvolge periodicamente gruppi di persone nella visita di edifici, ospedali, basi militari che hanno perso ormai definitivamente il significato della loro costruzione originale.
Un modo molto originale di scoprire, conoscere e mantenere memoria.
Dei tanti controsensi che avvolgono la storia di Consonno spicca una frase incisa su una segnaletica arrugginita all’uscita del paese: “A Consonno è sempre festa”.
Una frase che ormai ha il sapore di una condanna, un luogo che non cercava lustro ma vita.

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Fotografie a cura di Daniela Mariani, Sara Casadio, Lòla Fabbri.

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5 pensieri riguardo “Consonno: la lunga storia di un abbandono

  1. Ci son stata negli anni 70 quando la novità della “Città dei balocchi” aveva solleticato la mia curiosità. Era una domenica pomeriggio di mezza estate e non fu difficile arrivare al paese di Consonno, sito nelle vicinanze di Lecco, perché diversi cartelli ben visibili segnalavano la strada da percorrere.
    Una grande costruzione arabesca si presentò davanti ai miei occhi e rimasi impressionata dalla bellezza di quell’imponente minareto che la sovrastava.. Ricordo tutti quei negozietti (la mia passione) che erano all’interno dove ho girovagato per ore alla ricerca di oggetti strani da portare a casa. Molte le persone che come me affollavano le strade per conoscere il resto del paese, tra musica e confusione alla scoperta di un incantevole paesaggio da favola.
    Sapevo che ebbe breve vita ma non conoscevo la sua storia e vi ringrazio per averla proposta su questo forum. Sono appassionata di fotografia e so che ad agosto tra le sue macerie si svolgeranno i campionati mondiali di nascondino (se mi hanno ben informata) quindi sarò senz’altro presente dopo tanti anni per rivedere la “Città dei balocchi” ancora presente nei miei ricordi ma abbandonata al suo triste destino.

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    1. Grazie mille Annalisa per il tuo commento! Quando andai a visitare Consonno, nel vedere lo stato di abbandono nel quale versava, cercai di immaginarmi come potesse essere stata durante i pochi anni di “splendore”. Questo tuo ricordo ci ha sicuramente aiutato nel farlo! Le possibilità di andare a visitare la città abbandonata sono diverse, e sono sicuro che ne rimarrai purtroppo tristemente impressionata.

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      1. Grazie a te che mi hai letto. Ci andrò sicuramente e scatterò delle foto così potrò vedere personalmente come hanno trasformato quel paese che mi aveva tanto entusiasmato e che ora giace abbandonato tra le macerie.

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  2. Non è Bagno che rinunciò al progetto, ma il Comune che ha tenuto sbarrata la strada.
    Comunque l’allegro vociare dei bimbi c’era pure nel parco di divertimento

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