La Fabrica de Faro: una città pelle e..ossa

Finalmente in Portogallo! Non lo so cosa mi leghi a questa terra.Da tanto tempo avevo il desiderio di arrivare fino a qua.Il viaggio con blablacar non è stato piacevole. E’ la prima volta che mi succede. L’appuntamento era per le 15 alla stazione dei bus di Huelva. Alle 15 in punto mi chiama tal Romeo per dirmi che a causa del traffico avrebbero tardato un’ora. Si è poi presentato con un pulmino a nove posti senza aria condizionata..ho trovato sfogo al momento della recensione. Ora finalmente avrà inizio la mia avventura portoghese. In questi giorni a Faro sono stato ospite di Jonatas, un ragazzo brasiliano che sta concludendo il suo Master in Gerontologia. E’ un tipo a dir poco stravagante, ma di un’ospitalità unica. Penso che mi dovrò abituare alla gentilezza dei sudamericani. Casa sua è davvero piccola, ma il divano letto a me assegnato è più che sufficiente. Usciamo a far serata. Con noi Brunao, anche lui brasiliano, e Micael, portoghese. Andiamo alla Fabrica dos Sentidos, un ex edificio abbandonato ora adibito a mercatino dell’usato e pub. E’ tutto molto “alternativo”.

Fabrica_divani_locale

All’ingresso i miei nuovi amici bussano un messaggio criptato per farsi aprire. Alla porta si presenta un tipo alto, calvo, con due enormi anelle dorate alle orecchie e un top brillantato come t-shirt. E’ identico a Pao, il cantante dei Negrita, solo “leggermente” più stravagante.Il locale si riempie velocemente. Conosco olandesi, portoghesi e inglesi. Appena dico di essere italiano scatta la battuta sulla nostra spiccata gestualità. Ho notato però che siamo molto apprezzati. Dopo quel sorriso iniziale, che sembra quasi un gesto di tenerezza nei nostri confronti, scatta il piacere di conversare. E così scopro quanto siamo invidiati per il nostro calore, la convivialità e l’inconfondibile Made in italy. Mentre vado a prendere una Super Bock, la birra più bevuta insieme alla Sagres, mi rendo conto che la combriccola nella quale sono capitato è piuttosto drogata. Vedo girare fumo, ashis e MDMA. Rifiuto gentilmente. Jonatas sorride sarcastico e mi offre un’altra birra.  Mi rendo conto solo adesso che quella bottiglia d’acqua che mi hanno passato lungo la strada non era solo acqua, ma per fortuna in quel momento non avevo sete.

bagno_madonna_faro

Ad essere sinceri ho dato qualche tiro di erba, per poi addormentarmi due ore dopo sui divanetti come un salame, complice anche la giornata di spostamenti. E’ un modo di passare le serate che proprio non mi piace. Forse è più paura, perchè non avendo mai provato non posso dire se mi piaccia o meno. Li vedevo sul divano completamente tinchi, delle scatole rigide con all’interno un’anima che stava facendo chissà quali viaggi. L’unico a non avvertire il colpo sembrava essere Jonatas che continuava a presentarmi gente nel locale e bere birra. I giorni a seguire sono passati via molto più tranquilli. L’abbiamo buttata sul mangereccio. Tra spaghetti alla carbonara, piatti tipici brasiliani e pastel de nata portoghesi. Le serate sono scivolate in maniera piacevole e molto più genuina.
Ora che avete capito bene in che ambiente mi trovassi, vi parlo un pò della città. Devo dire che Faro non mi ha particolarmente impressionato. E’ piena di turisti perché il suo aeroporto è l’unica base Ryanair dell’Algarve. Credo che passare due giorni qui possa essere più che sufficiente! Un giro lungo la città vecchia deve però essere fatto.

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La riconoscerete facilmente perché dal lungomare si sviluppa una cinta muraria che racchiude al suo interno la vecchia Faro. Viottoli, case rigorosamente bianche, panni stesi e tanto silenzio. Sto iniziando a pensare che i portoghesi siano persone molto riservate. Non gli piace per nulla apparire. Li vedrete osservarvi per un istante per poi ritornare alle loro faccende personali. La principale attrazione del centro è sicuramente il , ovvero la cattedrale. Al costo di 3,50 euro avrete accesso all’interno della chiesa e al suo museo di oggetti religiosi, alla torre del campanile e al piccolo chiostro. Salendo su per la torre arriverete dopo 63 scalini (il guardiano si è premurato di dirmelo, manco fossi zoppo) alla cima. A detta dei locali potrete ammirare il miglior panorama della città. Sicuramente è un bel vedere. Tra la città e le spiagge infatti si è formata una zona paludosa, che con il riflesso del sole crea un’ottimo contrasto. La mia attenzione però è stata rapita da una cicogna che aveva nidificato proprio a fianco alla campana.

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Ai bambini racconterei che ad ogni rintocco spicca il volo per portare un neonato nelle case di una famiglia di Faro. A voi posso confessare che penso sia piuttosto suonata per stare lì nonostante quel fracasso! L’obiettivo di giornata era però visitare la Capela dos Ossos. Si trova a dieci minuti a piedi dalla città vecchia, all’interno della Eglise du Carmel. Pare infatti che fino al XIX secolo fosse consuetudine estrarre teschi e ossa dal cimitero, anche per motivi di spazio, edificando delle piccole cappelle.

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Il risultato a mio avviso è a dir poco macabro. In un spazio piccolo oltre mille tra teschi ben intervallati da ossa lunghe o curve. All’inizio pensavo fosse “un tributo” a qualche personaggio illustre della città. Invece poi ho scoperto che era un’usanza molto diffusa nell’ordine dei Carmelitani. Per fortuna alle 17:30 viene chiusa, così da evitare qualsiasi tipo di shock da “notte horror“. O almeno questo vale per me, i miei sogni sono già di per se troppo disturbati!

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Al costo di un euro è una visita che merita assolutamente di essere fatta.
Prima di rientrare a casa mi dirigo verso il porto. Superate le rotaie del treno, un lungo ponticello permette di entrare in quella che prima ho definito zona paludosa. A dire il vero si tratterebbe già di Oceano Atlantico. E’ molto probabile che vi svegliate la mattina vedendo tutte le barche del porto belle galleggianti. Al vostro ritorno noterete una secca incredibile, con le stesse barche arenate tra il fango. Se fosse una canzone..sicuramente Alta Marea di Antonello Venditti!! Mi piace sempre ammirare il tramonto sul versante occidentale.

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Questo però è stato il tramonto più rapido che abbia mai visto in vita mia. Vi giuro ero sobrio. Non mi avventuro in tecnicismi che non potrei sostenere. Ma vi garantisco che era percettibile vedere il calare incessante del sole. Nel giro di pochi minuti il giorno ci ha voltato la faccia per fare spazio alla  notte.
Finisce qui la mia avventura a Faro. Le parole che metto nello zaino sono Stravaganza e Disponibilità. Saluto Jonatas e gli auguro di  poter avverare il suo sogno di poter lavorare in Brasile. Non mi resta che aspettare il bus che mi porterà alla scoperta di questo lembo di terra chiamato Algarve.

Se fosse Faro?

Colore: Bianco
Accessorio: Cappello di paglia
Mezzo di trasporto: Moto
Rettile: Lucertola
Canzone: Nao me deixe sò (Vanessa Da Mata)
Detto: Chi fa da se fa per tre

 

 

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