Un uomo di passaggio

Oggi è una di quelle giornate in cui mi sento un po’ “alla Niccolò Fabi”.
Sono su un pullman e mi aspettano almeno sei ore di viaggio. Seduto accanto al finestrino rivolgo il mio sguardo fuori. Distese di verde, pascoli e piante tropicali si susseguono mentre dalla radio dell’autista esce incessantemente musica latino americana.
Sono ormai passati più di tre mesi dalla mia partenza. Mi sembra come di stare viaggiando da una vita, ma nel contempo come sia ancora lunga la strada da percorrere.Se mi guardo indietro vedo luoghi ma soprattutto volti. Tante persone hanno infatti già incrociato la mia strada. Chi solo per qualche ora, una serata o pochi giorni. Spesso ricordo la fisionomia anche delle persone con le quali non ho avuto uno scambio diretto. Venditori ambulanti, bambini, persone sedute su una panchina.Gente che per qualche inspiegabile motivo mi ha lasciato un’emozione o un semplice gesto. Io sono un uomo di passaggio. Non so dire se questa condizione la consideri positiva o meno. Posso solo percepire quello che si prova. Sono di passaggio perchè il mio viaggio prevede questo. Tante piccole tappe che mi porteranno spero a fare un lungo percorso. Questo condiziona inevitabilmente le relazioni umane. Io cerco di viverle al massimo. Avete presente quelle frasi motivazionali del tipo “vivi come se dovessi morire domani”? Beh, io vivo come se dovessi ripartire domani perchè questo è ciò che spesso capita. Essere un uomo di passaggio potrebbe farmi desistere dall’entrare a fondo delle questioni. Ma credo troppo nella non casualità degli incontri per farlo. Mi capita spesso di incontrare altri viaggiatori in solitaria. Non è difficile riconoscersi! Un breve saluto, le solite quattro domande di rito e il gioco è fatto. Si passa del tempo chiacchierando o mangiando qualcosa, oppure si condividono insieme intere giornate. Le aspettative non esistono. Ognuno ha i propri progetti di viaggio e quel momento va vissuto per quello che è, unico e irripetibile. Fu così che insieme a Sergio del Cile abbiamo visitato il centro di Cartagena, con Melissa del Perù la cattedrale sotterranea di sale di Zipaquirà e con Marcelo di Bueos Aires abbiamo contrattato il prezzo di una notte in amaca sulla spiaggia di Palomino. Ho spesso la sensazione che certi incontri sia destinato a farli. Mi trovavo nella piazza di Santa Rosa de Caldas, seduto su una panchina ascoltando musica dal cellulare. Aspettavo il pullman che mi avrebbe portato a Los Termales, una cascata di oltre duecento metri dalla quale proviene acqua bollente. A un certo punto si avvicinano due ragazzi credendomi un colombiano per sapere quale pullman portava al sito termale. Io rispondo di non saperlo e di essere come loro uno straniero. Con fare un po’ distaccato mi ringraziano e mi dicono che sono spagnoli.Ci rivediamo dentro al parco dove mi chiedono di fargli una foto.

carta-medel-santa-salento-129Ne approfitto per sapere qualcosa di più su di loro, venendo tra l’altro a scoprire che alloggiavano nel mio stesso ostello. Avevo appena fatto la conoscenza di Alvaro e Guillerme, due ragazzi dalla volontà incredibile.  Uno di Cordoba e l’altro di Barcellona, 36 anni,erano nel bel mezzo del loro viaggio attorno al mondo. Partiti infatti a giugno dagli USA, arriveranno fino in Cile dove un aereo li porterà in Giappone per poi proseguire via terra per tutto il continente asiatico. Per me è stata una grande boccata di ossigeno. A volte mi assalgono dei dubbi. Si può essere infatti da qualunque parte nel mondo che se non si cambia la qualità dei propri ragionamenti si resterà  sempre al solito punto. Percepire l’energia e la determinazione del loro progetto mi ha ridato molta carica. La loro pagina si chiama RieteDeWillyFog in onore del personaggio del Giro del Mondo in 80 giorni..solo che loro lo faranno in 15 mesi! Tornati in ostello ci siamo fatti un bel piatto di pasta e come al solito è partita la sfilza di racconti sui viaggi passati e le situazioni grottesche nelle quali ci siamo spesso cacciati. Mi hanno lasciato sicuramente tanta determinazione e disciplina riguardo al loro progetto e poca preoccupazione su quello che sarà il futuro.Un uomo di passaggio deve avere un carattere forte. Si certo, qualcuno farà la scelta di rimanere in superficie, ma io non ce la faccio. Amo viaggiare principalmente per poter conoscere nuove culture. Mettere in discussione i miei punti di vista. Restare semplicemente in ascolto. Secondo me non può essere considerato viaggiare l’andare all’estero quando l’unico contatto umano lo si ha parlando con il receptionist d’albergo o gridando al ristorante: “La cuenta por favor!”. Io voglio capire di più, perchè ho delle domande che mi affollano la mente. Per avere delle risposte voglio stare con la gente del posto, mangiare come loro (è forse la scelta più faticosa), stravolgere i miei programmi da europeo e vedere cosa ne viene fuori. Ci vuole carattere per dire addio a persone che hanno riempito di calore e affetto le tue giornate, anche se per poco. Lentamente sto diventando bravo.Come mi hanno insegnato Alvaro e Guillerme, continuerò con le mie intenzioni di viaggio. Però la memoria ce l’ho sempre avuta buonissima. C’è uno sguardo che non dimentico, una grande intensità unita a un po’ di mistero, i sorrisi dei campesinos de La Mesa, i racconti di Federman e Cielo sul paese del quale sono follemente innamorati. L’uomo di passaggio cerca un frutto dalle sue esperienze. Per me non ha prezzo l’intensità dell’abbraccio nel momento dei saluti. Un gesto tanto semplice, bistrattato dalla corrente machista, ma che nasconde un valore e un’energia enormi. Li vi è nascosto il bene.

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