Ho visto un Re, orsù, in Perù

Il nord del Perù è come quella ragazza, carina e a modo, che ha la “sfortuna” di avere come migliore amica una ragazza bellissima. La migliore amica, di nome Machu Pichu, è talmente bella che tutti gli uomini si affannano per poter uscire almeno una volta con lei. La ragazza carina e a modo riceve solo la timida attenzione di qualche belloccio del quartiere. Poi capita che un giorno, incuriosito, anche tu decida di uscire con lei. Chiacchiere, risate e bei momenti, contornati da uno sguardo affascinante e misterioso. Un mix di inaspettate scoperte che ti faranno chiedere di uscire una seconda volta con lei.

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Il Perù è talmente vasto che porta con sè differenti stagioni così da poterlo visitare tutto l’anno. Da dicembre a marzo è periodo di “temporada”, quando le scuole sono chiuse e tanti peruviani si riversano in vacanza lungo la costa. La spiaggia più conosciuta è quella di Mancora. L’aria che si respira  è un pò “fricchettona”.  Tra surfisti dediti a cavalcare le alte onde del Pacifico, musici e artigiani che lungo le strade intrecciano collane con pietre e conchiglie. Nonostante un pò di confusione, la spiaggia regala chilometri incontaminati. Qui è facile imbattersi in una razza di tartarughe giganti che in età adulta si avvicina a riva per depositare le uova. Nella vicina spiaggia di Los Organòs, pagando l’ingresso a un molo, è possibile fare il bagno in mezzo a decine di loro. I più fortunati, come capitato a me, potranno vedere in lontananza famiglie di delfini seguire la rotta delle imbarcazioni da pesca.

peru-225Io ho trovato dimora in un campeggio, dove mi hanno prestato la tenda, il cui proprietario Tito è un vecchio messicano amante della rivoluzione e del buon rhum. Ricorderò Mancora per due cose: il colore dei suoi tramonti che si stagliano sul mare e l’acqua del rubinetto con il quale hanno allungato il mio succo al mango proprio venti minuti prima della mezzanotte di capodanno…tralascio l’epilogo. Domandona di storia: Quale fu la civiltà pre-ispanica che in Perù si insediò più a lungo? In..In..Invece non è come credete!! I Chavin prima e i Moche poi per oltre mille e cinquecento anni costruirono lungo tutto il perimetro della costa il proprio regno. I più famosi Inca vissero per poco più di trecento anni prima dello sbarco dei colonizzatori spagnoli. Nei pressi della città di Lambayeque si trova quello che a detta di molti è il museo più ricco e imponente del Sud America, quello del Signore di Sipan. Non posso mostrarvi foto perchè severi controlli all’ingresso vietano di portare con se cellulari e macchine fotografiche. Vi racconterò dunque di una enorme esposizione di reperti in ceramica e oro ritrovati in ottime condizioni all’interno di piramidi trapezoidali che queste civiltà utilizzavano come tombe. Tra queste anche i resti del Signore di Sipan, il sovrano alto circa un metro e sessantacinque centimetri, talmente avvolto nell’oro che per muoversi veniva trasportato a bordo di una lettiga. Curiosità a parte, sono sicuro che rimarrete impressionati da questa esposizione. Mi hanno colpito soprattutto le conoscenze architettoniche e artigianali che conoscevano questi indigeni. Una dinastia, in particolare quella dei Moche, che viveva in pace e che annoverò tra l’altro un sovrano donna.

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Viaggiare in solitaria senza un itinerario preciso porta con sè sempre inaspettate sorprese. Con l’idea di scendere lungo la costa ho deciso di passare per la città di Trujillo. Paulina, un’amica cilena conosciuta in Ecuador, mi ha girato il contatto di un ragazzo di nome Ocupa che ho immediatamente chiamato, ricevendo ospitalità a casa della sorella Geny. Ocupa lo definisco un saggio squilibrato. E’ l’unico ragazzo della sua città ad amare gli sport d’avventura e in diversi si stanno già accorgendo di lui. Per dirla in breve, Ocupa tramite Google Earth cerca le zone del Perù, migliaia di chilometri, che nessuno è mai riuscito ad esplorare. Armato di mountain bike, corda e attrezzatura parte alla scoperta delle meraviglie paesaggistiche del suo Paese. Nel corso di queste avventure si è spesso imbattuto in piccoli villaggi di montagna, ospitato da gente che aveva poco ma che gli offriva tutto quello che poteva. Dal di qui la nascita di un progetto. Aprire la scoperta di queste cime, lagune e cascate a turisti stranieri devolvendo parte del ricavato alla conservazione delle tradizioni di questi piccoli villaggi. Sono stato un giorno in trasferta con lui in cima alla montagna che i Moche definivano sacra. Sono rientrato a casa quasi gattonando dalla fatica, ma felicissimo di avere appreso molto di più sulla storia e la cultura di questa terra.

nord-del-peru-210Abbraccio Ocupa e affronto un viaggio di otto ore in notturna verso la città di Huaraz. Il clima è cambiato, fa decisamente freddo e spesso piove. Sono quasi le cinque del mattino e per un’oretta mi addormento appoggiato sul mio zaino in attesa che faccia giorno. Decido poi di muovermi alla ricerca di un ostello. Vengo attirato da un banchetto di strada dove un signore preparava panini farciti con formaggio e avocado, semplicemente fantastici. Dalla parte opposta della strada decine di donne con gli abiti tradizionali Quechua allestivano confezioni di fiori per il mercato di paese. Trovo un ostello economico nel quale stramazzo dalla stanchezza. Huaraz è una piccola perla nel cuore del Perù. Si trova a 3.100 metri sul livello del mare attorniata da imponenti catene montuose. Il mio obiettivo è quello di salire di quota e godere di questo spettacolo. Dopo essermi riposato un paio di ore parto alla volta di alcuni paeselli circostanti. Il ritmo della vita è molto più lento, l’aria è ricca e la terra regala tantissima frutta e verdura. Nella piazza di Carhuaz faccio la conoscenza di Gerardo, 93 anni, seduto sulle scalinate della cattedrale intento a ripararsi dal forte sole. Conosce l’Italia solo per una missione del Mato Grosso poco distante da lì. Mi racconta della sua vita, degli anni passati a lavorare nel campo e come sia oggi per lui la sua città. Mi chiede un Sol, la moneta locale, per potersi comprare una gazzosa al bar. Gliela porgo. Lo ringrazio per i preziosi minuti che mi ha concesso e per gli occhi vivaci con i quali mi guardava. A Carhuaz c’è una tradizione particolare. Le donne nubili indossano un cappello intrecciato in lana e cotone portandolo di lato, con la gonna colorata sopra alle ginocchia. Le donne sposate invece portano il cappello diritto con la gonna che va oltre le ginocchia. Non vi preoccupate, non mi sono messo alla ricerca di una moglie. Anche perchè poi la regola della loro comunità prevede matrimoni solo tra indigeni Quechua!

nord-del-peru-172Torno a Huaraz e mi incammino alla volta dell’ostello. Davanti a me, sul marciapiede, una donna andina ritorna a casa dopo una giornata di raccolta nei campi trascinando per una corda il suo lama. Un tempo mi sarei meravigliato. Questa volta la cosa mi ha lasciato indifferente. E’ incredibile come il tempo porti ad abituarsi a tutto. Al mio arrivo in Perù mi sono stupito, rimanendoci anche un pò male, del fatto che i venditori ambulanti non richiamassero la mia attenzione. In Colombia ed Ecuador era una continua litania che con il passare del tempo era diventata parte del mio costume. Mi sento un pò camaleontico, mi adatto alle situazioni. Il giorno seguente prendo parte a un tour diretto sul monte Pastoruri. Si tratta di un ghiacciaio innevato a cinquemila metri d’altezza. Ci fermiamo in una piccola locanda a bere Mate e comprare foglie di coca. Non è una suggestione, masticare queste foglie dà un forte aiuto nella respirazione. Avvicinandoci alla riserva il paesaggio cambia nettamente. Ci imbattiamo in una distesa di Puya Raimondi, cactus giganti scoperti alla fine dell’800 dal milanese Antonio Raimondi. Sullo sfondo si scorge il ghiacciaio che ci aspetta.

nord-del-peru-117In una piccola laguna due donne sembrano attenderci. Con loro due lama ai quali hanno messo gli occhiali da sole in cerca di qualche fotografia a pagamento. E’ l’altra faccia della medaglia. Come il turismo e il dio denaro possano rincoglionire (ops, l’ho scritto veramente?) la gente. In diversi si prestano al giochino. Io me ne resto in disparte, seguendo a distanza questo ignobile spettacolo. Partiamo a piedi per tre chilometri in salita che ci distanziano dall’arrivo. Alcuni rinunciano. L’altitudine provoca infatti difficoltà respiratorie e forti mal di testa. Io continuo, facendo piccole soste. Con me Attilio la guida e Marilù, una ragazza di Lima conosciuta in pullman. Sembra di essere dentro ad una foto ritoccata, con la differenza che è tutto stramaledettamente vero. Attilio mi racconta che il ghiacciaio, a causa del surriscaldamento terrestre, negli ultimi dieci anni si è ristretto di tre chilometri. Arriviamo a destinazione. E’ freddo e nevica. Davanti a noi una laguna ghiacciata, e un immenso costone innevato che abbraccia la montagna. Tutto è perfetto. Mi trovo a cinquemila metri davanti ad una meraviglia della natura.

nord-del-peru-072Huaraz meriterebbe molto più tempo per essere visitata. Ma ho deciso di proseguire il mio viaggio. Tante sono le cose da conoscere, tanta è la strada da percorrere. Mi sistemo su un bus notturno. Mi danno in dotazione cuscino, coperta e davanti a me un display multimediale per guardare film o ascoltare musica. E poi lo chiamano Terzo Mondo. Prossima destinazione: Lima!

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