Una storia al futuro

Era una tipica sera di fine estate. Il vento entrava prepotente dalle finestre della mia camera, scuotendo le foto penzolanti dal soffitto. In tv un film in replica di Pieraccioni, dove col suo fare maldestro finisce sempre felice e innamorato di ragazze bellissime. Mi stendo sul divano. Il radio giornale parla di situazione regolare nelle autostrade per il rientro dalle vacanze. Sento provenire da fuori il fragoroso vociare di due mamme alle prese con l’imminente ritorno a scuola dei figli. Un’altra giornata stava volgendo al termine. Chiudo gli occhi e mi lascio trasportare, lasciando da parte tutti i pensieri accumulati. Fiummmm, Schhhhh. Di colpo mi ritrovo con il mio zaino sulle spalle immerso nel traffico. C’è gente da tutte le parti. Venditori ambulanti sorridendomi chiedono che compri i loro prodotti. Leggo un cartello che indica Calle Simon Bolivar. Mi ritrovo a mia insaputa nel centro di Bogotà. Cammino per lo storico quartiere della Candelaria. Murales, il Museo di Botero e dell’Oro. E’ come se tutta la storia si fosse condensata lì in attesa di raccontarmi qualcosa. Trovo un ostello molto carino dove posso riposare in una camera singola. La mattina seguente di fronte alla cattedrale faccio la conoscenza di un ragazzo di nome Ricardo. Ci intratteniamo parlando del suo Paese, di quanto sia orgoglioso della sua terra e delle tante aspettative che riserva nel futuro. C’è qualcosa nei suoi occhi che ispira tanta fiducia. Mi propone di accompagnarmi alla scoperta dei luoghi più affascinanti e meno turistici della Colombia.totalone 01 nov 2016 1184
Mi trovavo nel bel mezzo della piazza principale di Bogotà, tra centinaia di persone di passaggio indaffarate a raggiungere il proprio posto di lavoro. “Affare fatto” gli dico, quasi incredulo della risposta che gli avevo appena dato. Saliamo su di un piccolo bus, stipati insieme ad altre persone. Ad ogni semaforo salgono venditori ambulanti che ci propongono empanadas e pan de yuca ancora caldi. Dopo due ore raggiungiamo il piccolo paesino di La Mesa, dove Ricardo vive. Ad accoglierci sua mamma in una splendida tenuta attorno ad una interminabile distesa di manghi e platani. “Rilassati nella nostra piccola piscina Mathias, a breve sarà pronta la cena”. Mi ritrovo insieme ad una famiglia colombiana, parlando di noi, delle nostre vite così differenti ma altrettanto unite da un percettibile filo sottile. Ringrazio e abbraccio i suoi genitori per la grande ospitalità e ce ne andiamo per il centro de La Mesa.totalone 01 nov 2016 1328
Mi perdo nel mercato paesano, chiacchierando con l’anziano venditore di latte d’avena, mentre dai locali circostanti la musica latina chiama tutti a raccolta. Conosco gli amici di Ricardo, il tavolo pieno di birre Poker, short a base di Aguardiente, finiamo in un locale chiamato La Ramona, dove improvviso alcuni disperati passi di salsa con Angie, tra gli sguardi divertiti dei presenti. Passo due giorni a La Mesa. La mattina, dopo una colazione importante a base di arepas e uova prendiamo un bus. Viaggiamo per buona parte della giornata. Mi sembra come di essere seduto nella sala di un cinema. Davanti a me vanno in scena spaccati di vita, bambini che si rincorrono nei campi, anziane signore producono manufatti con la corteccia della canna da zucchero, una coppia si protegge con una foglia gigante di platano dall’improvvisa pioggia. Mi rendo conto che la Colombia è una terra che ti sorprende. Così varia, enigmatica e accogliente. Arriviamo a Neiva. Davanti a noi l’incredibile deserto della Tatacoa. Montiamo in sella ai cavalli del gentile signor Paquito.tatacoa-desert-colombiaLa libertà è una sensazione sfuggevole, non sei abituato a controllarla. Il deserto ti invita a conoscerne i segreti, ad ammirare il tramonto che si perde tra le montagne circostanti. I due giorni passati nel deserto sono folli. Dico a Ricardo che voglio conoscere la città di Medellin. E’ la seconda città più grande della Colombia, centro economico e commerciale ma con alle spalle “il fardello” storico della presenza di Pablo Escobar. Viaggiamo di notte, il bus è comodo e alle prime luci dell’alba giungiamo nella città dell’eterna primavera, per il suo clima mite tutto l’anno. Passiamo la giornata ad ammirarne le meraviglie. Le statue di Botero disseminate per il centro, il giardino botanico, il sistema di funivie che ci porta nel punto più alto e panoramico della città. Mi rendo conto che non è la Colombia che mi aspettavo. C’è un’atmosfera e un calore unici che mi attraggono a Lei. Salgo i 740 scalini della Piedra del Penol di Guatapè, alzo le mani al cielo e mi sento leggero. Davanti a me una distesa lagunare piatta che fa spaziare i miei pensieri all’infinito.IMAGEN-15964516-2
Il mio desiderio di conoscere sembra inarrestabile.. ”Non sarà ora di conoscere anche l’oceano?” dico con Ricardo. “Si però amico non dimenticare che qui le cose veramente belle si vogliono fare corteggiare”. Prendiamo un bus che viaggiando di notte ci porta nel piccolo paesino di Turbo. E’ mattina presto, il sole ancora non vuole uscire e i mercanti si apprestano già ad allestire le proprie banchette. Saliamo su di una piccola barca che in un paio di ore ci porta a Capurganà. O forse è un posto che non esiste e io sto sognando? Mi trovo nel Mar dei Caraibi! La cosa che mi sorprende maggiormente sono i contrasti. La foresta con le sue enormi palme che lascia spazio ad un piccolo lembo di sabbia prima di perdersi su di un mare azzurro e sconfinato. Il tempo sembra essersi fermato, o semplicemente qui vigono altre leggi. Ci fermiamo quattro giorni a Capurganà, è semplicemente un paradiso in terra. Mi riposo dalle fatiche del viaggio, faccio snorkeling, ma soprattutto vivo immerso nella natura e nella realtà colombiana. Qui è tutto molto semplice e ben tenuto, non c’è elettricità ma la connessione più forte è quella tra le persone. Facciamo un trekking nella foresta che ci porta fino alla vicina Panama. Sto vivendo come loro e insieme a loro.

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La maniera più incredibile per conoscere a fondo la loro cultura. Abbraccio i titolari italiani della Posada che mi ha ospitato e prendo la barca che mi porta dall’altro lato della costa, a Necoclì. Giusto il tempo di bere un succo di Lulo e carico il mio zaino nel bus, direzione Monteria. La Colombia è per viaggiatori zaino in spalla, menti leggere che sanno adattarsi alle regole di un Paese in continuo movimento. Viaggiare in bus per alcune ore mi fa pensare. Sono seduto insieme ai miei pensieri, mentre il mondo attorno continua imperterrito la sua giornata. A Monteria visito il parco fluviale e mi perdo fra le specialità della cucina, così differenti dalla nostra. Con un aereo torniamo a Bogotà, giusto in tempo per salire in funivia fino alla cattedrale di Montserrat che dai suoi 3100 metri domina questa città così enigmatica. Aeroporto di Bogotà, il taxista mi aiuta a scaricare lo zaino e mi dice: “Lo que conocen de verdad a Colombia, siempre regresan..que te vaya bien parcero”…”Quelli che conoscono veramente la Colombia sempre ritornano..buona fortuna amico”.  “Tutttu tuuuu, Tutttu tuuu”, mi alzo di soprassalto. Cavolo era tutto un sogno. Suona il cellulare. Vado verso la tavola, butto in qua e la i miei appunti. Lo trovo. “Ricardo La Mesa” dice il display. “Hey parcero!”rispondo. “Parcero Fiorentini, amico mio! Allora hai trovato i viaggiatori per il nostro viaggio alla scoperta della Colombia?

 Chi sono io
Mi chiamo Mattia Fiorentini, ho 35 anni e mi definisco un viaggiatore vagabondo. Il vagabondo per me non è qualcuno che non sa dove andare. E’ colui che viaggia godendosi il cammino, che non si affanna per raggiungere una meta, ma si lascia sorprendere dagli incontri e dalla situazioni, proprio quelle che da casa non aveva modo di programmare. E’ così che per un anno ho attraversato quasi tutto il continente sudamericano. La mia bussola erano le persone che incontravo, ascoltavo i loro racconti, spesso condividevamo un pasto insieme e mi consigliavano per quale direzione proseguire il mio cammino. Portogallo, Colombia, Ecuador, Perù, Bolivia, Cile e Argentina i Paesi della mia ultima avventura. Ho conosciuto tantissime persone, alcune delle quali chiamo con orgoglio amici.

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Ma quindi?
Ho organizzato un viaggio in Colombia, una delle terre più sorprendenti che abbia esplorato. Voglio che anche altre persone possano vivere un’esperienza autentica. Per me viaggiare è lasciarsi sorprendere dal nuovo e dal diverso, scoprire luoghi incontaminati, conoscere la gente locale e imparare molto di più rispetto alle loro tradizioni. In questo viaggio mi avvalgo di alcuni amici, persone innamorate della propria terra che ci accompagneranno per tutto il percorso. Chi viaggerà con me vivrà immerso nella cultura colombiana, passeremo molto tempo interagendo con loro, la maniera più autentica a mio avviso di conoscere, capire, incontrare…viaggiare!

Bando alle ciance..ma l’itinerario?
1° giorno: Volo dall’Italia e arrivo a Bogotà.
2° giorno: Visita della città, il quartiere storico della Candelaria, i suoi murales, il Museo dell’Oro e il Museo Botero. Spostamento in bus per La Mesa e sistemazione.
3° giorno: La Mesa la considero la mia “seconda casa”. E’ un piccolo paesino di trentamila abitanti che racchiude a mio avviso l’essenza colombiana. Visiteremo una Finca, dove vedremo il processo di produzione del caffè colombiano, uno dei migliori al mondo e dello zucchero di canna.
4° giorno: Bus verso Neiva, sistemazione e visita del deserto della Tatacoa. Si tratta di una piccola depressione unica per il suo genere. Passeremo la notte in un ostello nel mezzo del deserto.
5° giorno: La giornata sarà dedicata alla visita del deserto, a cavallo o in moto. Possibilità di fare il bagno in piscina.
6° giorno: Arrivo a Medellin, la seconda città più grande del Paese. Visiteremo il centro, con le opere regalate da Botero alla città. Con il sistema teleferico saliremo nel punto più alto della città. Visiteremo il suo famoso Parque Botanico.
7° giorno: Ci sposteremo per un giorno nella vicina Guatapè dove si trova l’imponente Piedra del Penol. Visita al pueblito paisa. Possibilità facoltativa di fare un tour in barca nella laguna circostante
8° giorno: Arrivo a Turbo e imbarcazione per la spiaggia di Capurganà
9° giorno: Trekking nella foresta fino a Panama. Ritorno a Capurganà
10° giorno: Trekking per conoscere la zona e le spiagge circostanti
11° giorno: Giorno libero a Capurganà
12° giorno: Barca per Necoclì e spostamento a Monteria, visita città
13° giorno: Aereo per Bogotà e visita di Monserrat
14° giorno: Ritorno in Italia

Le date

1° viaggio: 27 ottobre-10 novembre (COMPLETO)
2° viaggio: 13 novembre – 27 novembre
3° viaggio: 12 gennaio – 26 gennaio 2018

Costi
Per i primi due viaggi la quota è di euro 1610 a persona.
Per il terzo viaggio la quota è di euro 1960.
Il viaggio verrà confermato al raggiungimento di un gruppo di 6 persone.

La quota comprende
Voli internazionali dall’Italia per Bogotà (il costo del viaggio è stato calcolato oggi in base alla disponibilità e prezzi delle compagnie. In altre parole prima si prenota meglio è)

Copertura assicurativa medica per tutto il viaggio
Pernottamento in guest house e ostelli (con opzione per camere doppie)
Tutti gli spostamenti in bus di lunga percorrenza
L’ingresso a tutte le attività/musei/noleggio mezzi previste nel programma

La quota non comprende
Pranzi, cene e le colazioni quando non incluse dalla guest house o ostello
Taxi e mezzi pubblici urbani
Escursioni facoltative e tutto quanto non espressamente indicato alla voce “le quote includono”.

Per info e prenotazioni scrivere a
mattia.fiorentini@tin.it

Mi avvalgo della collaborazione di agenzie di viaggio per tutti gli aspetti di carattere burocratico e fiscale. Gli itinerari, i percorsi e le modalità dell’avventura sono stati studiati da me secondo la mia esperienza di viaggio, nel rispetto della natura e della cultura locale.

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